venerdì 28 marzo 2008
(denuncia pubblica di un’ingiustizia, di un sopruso)
La televisione distrugge i cervelli. Basta con i programmi demenziali per adulti ed i cartoni maliziosi per bambini. Dov’è andato a finire Denver? E i puffi? Morti anche quelli, insieme ai mille sfigati di C.S.I.? Sono rimasti vivi soltanto dei mocciosi a piangere e litigare davanti agli occhi diabolici di Maria de Filippi e politici corrotti a fare una campagna elettorale senza morale né speranza. Credete che non ci accorgiamo dell’agenda setting? Senza Tibet né repressioni ma piena di gossip e cronaca nera? Chi sta dietro a tutto questo? Chi trae vantaggio dalla sonnolenza delle menti?
A decine, a centinaia, sono nate negli ultimi anni. Così tante ne sono nate, che non si sa più chi è da una parte e chi dall’altra. Sto parlando delle scuole di giornalismo, dei corsi di laurea in comunicazione, in editoria, in giornalismo e pratiche dell’informazione. La società dell’informazione, la chiamano. Ma dov’è il vero giornalismo? Burattini con grandi firme che scopiazzano da Wikipedia, cerebrolesi che scrivono reportage dalla sedia di una redazione, mafiosi che promuovono lecchini ambiziosi anziché leali, politici che mettono le mani dappertutto. Dove sono i giornalisti veri? Morti anche loro su Italia Uno?
Natura di qua, energie rinnovabili di là. Hai il fotovoltaico sul tetto? Bravo. Vai a lavoro con l’auto? Cattivo. Tu invece ci vai in bicicletta? Bravo. Non spegni la luce quando esci dal bagno? Cattivo. Quante guerre stiamo combattendo, noi dell’Occidente, per il petrolio? Una? Due? No miei cari, molte di più. Ah, e giusto per la cronaca, nelle guerre si combatte e si uccide. Non è che si liberano popolazioni. No, si flagellano. Mi sono stancata dell’Enel che disegna alberelli e nuvolette sulle sue pubblicità, perché se Bush si veste da Biancaneve non è che diventa più buono.
Ce n’è anche un altro, di personaggio in pole position che nonostante abbia nobili vesti non è dei più raccomandabili. Si fa chiamare Benedetto, ma in realtà si chiama Ratzinger. Non so se mi spiego, la differenza – anche solo onomatopeica. Un uomo di Chiesa – ma più che altro è la Chiesa che è sua – che difende i preti pedofili e calunnia studenti e professori con l’appoggio di media e politici. Un uomo – già, anche se suona strano non è altro che questo – che è più ricco di Zio Paperone e ha più potere del Sultano di Aladdin, ma non è un cartone animato. Anzi, non è affatto animato, ma la faccia di cartone ce l’ha.
[vocabolariocreativo]







4 commenti:
Dopo questo post cambierei il nome del blog: suggerisco CREATIVITY & SCOMUNICATION :D
ahuahuauha :D
Quoto tutto quello che hai scritto, stiamo procedendo con gli occhi chiusi e non curandoci di nulla..
bene, per ora siamo in due!
Posta un commento