sabato 16 luglio 2011
un passo e poi due. antichi tagli
la voce incontra la bocca vibrando di sete
una svolta, poi due. un tornante
vie mie interrotte
passaggi a livello volanti
beduini di bianco vestiti
scherzi migranti nel vento d'adhan
un odore e poi due. per la strada
non madeleine ma pesce cucinato
ancora fa caldo in questa città ma
mi danno del lei, ch'io non sono più quella
che credevo. e tocco afa sulla pelle
due voci e poi tre. perplessità gentili
violente, una bambina
nuova scompare dietro una porta vecchia
l'antiquario è chiuso e l'alter ego
mi fa domande senza pronunciarle
due voci e poi tre. l'inchiostro
è maschio, mi dicono, gioca
il mio alter ego mentre piango
palazzi conosciuti mai abitati
un po' fantasma un po' neonata sibilo
taccio. non credo
e tocco i pitospori con mano
tre volte e poi quattro. un grido
dalle finestre sigillate, amicizie
andate con gli anni di scuola
angoli passati eppur mai visti
bidoni d'immondizia culturale, esami
pali della luce, un ginnasio
palestra di fughe e lattine di tè
ebbrezze lievi. la gastronomia
d'un tempo è senza fame, ferita aperta
vuota. dov'è
il tempo? dove
i miei passi muti? che forma
ha il rancore nel cuore?
una curva e poi due. l'alter ego
si sparge sul fiume, parcheggi
d'eucaliptus. lui viaggia deciso, sa
dove farmi passare. i piedi
si scostano di là da quei
pensieri che abbiamo in comune
perdonami rimuovi
deodorati ti prego
due onde e poi tre. valore
inestimabile, schiuma, vibrazioni
di una zona militare, limite
invalicabile. graffi e graffiti, delusioni
cocenti d'una vita. lui sputa
un grande peso bianco, fichi d'india
e cacciaspiriti, sorpasso. riparto. è
il parcogiochi dei ricordi
un rombo e poi due. un sottopassaggio
pericoloso e poi ridicolo, tristura
tra case gemelle procedo eppure profuga
m'incastro
tra tetti spioventi, balconi alieni
mai imparati, immobili, identici
agli incubi più ricorrenti. rido
sono senza. e rido
di quella
me senz'altro me
[poesia]







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