L'isola dell'oro vero

sabato 18 febbraio 2012

ovvero: riflessioni di una giovane professionista sarda


Sono andata via di casa a diciannove anni, dopo il diploma linguistico e qualche dramma familiare in valigia. Ho vissuto a Firenze per laurearmi in Media e Giornalismo, ho vissuto due anni a Roma collaborando con festival, riviste, agenzie di comunicazione, case editrici. Ho viaggiato come reporter in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia. Ho dormito e mangiato per terra con i bambini in Senegal, mi sono lavata nei bagni delle palestre abruzzesi con le donne terremotate delle tendopoli. Ho girato da sola nell'infinita metropolitana di Tokyo, ho passato i checkpoint israeliani a Ramallah, ho scalato col vento gelido di gennaio la Grande Muraglia Cinese. Sono salita su mulini olandesi e torri taiwanesi, sono entrata nella pancia dell'enorme Buddha di bronzo sulla costa giapponese, ho assistito ai lanci dai tetti di soldati mangiatori di serpenti in Libano, ho guidato una zattera di bambù sul fiume Li.

Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda. Ogni giorno della vita è una lotta in cui le mie radici sono alleati e nemici, armi e talloni d'achille. Sono tornata per scelta a vivere nella mia isola perché tutto il mondo non basta a contenere l'amore e la gratitudine che provo verso questa terra. Credo nella vita e nel mio futuro perché la Sardegna mi insegna ogni giorno i suoi miracoli senza vergognarsi di essere onnipotente.

Finché poi arriva un giorno in cui metti tutto in discussione. Arriva un super resort di lusso fondato da milanesi e altri italiani, che sulla mia isola ricopre venticinque ettari di parco in cui ci sono ventun ristoranti di lusso, quattordici bar, otto alberghi cinque stelle più diverse suites e qualche centinaio di bungalow, nonché children city, leisure land, sport academy, discoteca, spiaggia privata e tanto altro, dove una notte per una persona non costa meno di seicento euro. Arriva proprio quando meno me lo aspetto, mi contatta tramite Linkedin, mi offre un lavoro di gestione della comunicazione online e offline. Il che vuol dire comunicati stampa, fotografie, video, gestione della presenza e della reputazione sul web.

Passo il primo colloquio telefonico, la Media Relations & Events Manager mi adora e “caldeggia la mia candidatura”. Passo anche il secondo colloquio in carne ed ossa, quello con il Sales & Marketing Executive Manager. Mi dice che ho un curriculum anomalo, che “mi sono fatta il mazzo” e mi porta a farmi conoscere al General Director che è anche socio, ai piani alti insomma, dove si parla a voce bassa e si tiene anche la testa, bassa. Primo e secondo colloquio, poi test individuale per il percorso di selezione, ma i manager ormai mi presentano dicendo “lei è, si occuperà di”. Ma non si accorgono che loro non hanno passato il mio, di colloquio. Il luxury resort numero uno mi contatta via Linkedin, mi offre un lavoro, mi scomoda, mi prepara a lasciare tutto quello che ho per trasferirmi a vivere dentro il resort, a non avere mai un giorno o un'ora libera, per fare la comunicatrice tuttofare, in un'industria dello svago di lusso che è una gabbia d'oro finto, in cambio di un contratto a progetto di sei mesi per settecento euro al mese.

E allora ripenso alle nuove tendenze del futuro che vogliamo, il futuro sostenibile di cui tanto ci riempiamo la bocca. Ripenso alla manifestazione della Consulta dei Movimenti di stamattina a Nuoro dove Gavino Sale ha detto una cosa semplice e vera: noi sardi siamo poveri perché regaliamo le nostre ricchezze. Ripenso alle mie amiche laureate che lavano scale per cinquanta euro alla settimana, alle sette donne che hanno fatto lo sciopero della fame, ai padri che non sanno come dare da mangiare ai figli per colpa delle trame marce di questo sistema mortificante.
In loro onore e in loro nome, in nome della loro dignità, io rifiuto l'offerta e vado avanti, a testa alta.
Rifiuto, declino, non accetto, respingo, boccio, dico di no, a questi signori tristi che hanno perso completamente ogni contatto con la realtà.

Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda.





Non so niente

mercoledì 15 febbraio 2012




non so niente
    che cosa mi piace?

questo tutto che m'assale
    mi affanna i ricordi nel presente

la vita è un piccolo dolore
    stretto tra due fianchi caldi di ma(e)ternità

ruzzolo
sgocciolo sui vetri spiovigginati e mi chiedo
e ruzzolo, che cosa mi manca
    che ieri ho lasciato?



Una lettera d'amore

martedì 14 febbraio 2012


Dall'empatia al confronto, dalla passione alla chiarezza, dal brio alla maturità, dalla leggerezza all'importanza. La mia barca va a gonfie vele, semplicemente cambio direzione. Non è mia abitudine nella vita poggiare i remi in barca, anzi, se c'è una cosa che faccio sempre è mettermi in gioco fino in fondo. So che arrendersi o voltarsi è una pratica molto comune tra la gente, e io ho molte cattive abitudini, ma non questa.
Forse questa lettera ti annoierà a morte, ma dato che non vuoi parlarmi perché dici che “non ti senti pronto”, ho bisogno di dirti io delle cose. Tu devi solo rilassarti e lasciar scorrere questo inchiostro nelle vene, fino a farlo arrivare al cuore perché è lì che voglio arrivare. Non mi interessa tutto il resto.

Questo è un momento storico in cui tutto l'universo – i pianeti, il sole, le stelle, l'energia – tutto si muove più rapidamente e noi non possiamo farci niente, dobbiamo prenderne atto e stare al passo, per godere di tutti i privilegi. Le rivoluzioni della luna, i fiori della terra, le unghie degli animali, i capelli degli umani, le passioni, le colpe, le verità, tutto evolve vorticosamente a velocità triplicata rispetto ad altre ere. Forse dovrei chiederti scusa e dirti che mi dispiace se sono arrivata ora a scombussolarti la vita, gli umori e gli ormoni, gli odori e i sudori, i pensieri, i desideri, gli amori. Ma non è vero che mi dispiace - perché se sono arrivata ora è perché è ora che possiamo capirci, è ora che possiamo amarci - quindi non lo dirò. Perché se sono arrivata, lo sai, c'è un motivo, niente accade per caso e questa cosa serve sia a me che a te – e probabilmente anche a tante persone che a loro volta ci stanno vicino e godono della nostra luce. Serve perché giova, è utile, svolge una funzione chiave, occorre.

Il fatto è che in tutto questo vorticare dell'universo, tutto è più veloce, risolto, vero. E noi non possiamo più nasconderci dietro gli stessi vecchi schemi malati di un tempo, non possiamo più ancorarci a un sistema falso di idiozia e incoerenza. Dobbiamo affrontare le nostre voglie, espiare le nostre colpe, smetterla di nasconderci e giravoltare furiosamente senza appigli, smetterla di sbandare e dimenticare, di perdere di vista noi stessi. Dobbiamo essere, più forte che mai, noi stessi. Noi stessi veramente, esprimerci per quello che siamo, ma esprimerci fedelmente a noi stessi, non accontentare nessuno – nessuno! - ma cercare il vero sollievo dentro ciò che siamo.

Tutto questo per dirti una cosa importante, per spiegarti che cosa voglio fare. Non voglio cambiare una sola virgola di te, non solo perché non è possibile, ma perché è ingiusto, deleterio, sbagliatissimo. Non ha senso. Anzi, vorrei farti ritrovare la tua essenza, forse un po' perduta. Spolverarla, farla brillare. Vorrei farti diventare te stesso ancora di più! Cerca di vedere la cosa da una prospettiva ampia, sono sicura che sai di cosa parlo: guarda al mondo, all'universo, ai cicli delle stagioni, alla natura, agli animali. Non c'è niente di più Bello del Vero. Il Bello è spontaneo, non ricercato. Noi facciamo parte di quella natura, di quella energia. L'amore è accettazione profonda, comprensione. E io ti comprendo e ti accetto così come sei.

Tutto quello che vorrei essere per te te l'ho già scritto altre volte, acqua fresca da bere, notte dolce da cullare, leggerezza d'animo, libertà. Io non voglio niente, non voglio toglierti niente, non voglio incatenarti, non voglio castrarti, non voglio farti passare da una catena all'altra! Semplicemente perché non sono una donna come le altre a cui sfortunatamente ti sei legato. Io non ti voglio tutto per me stessa. Io ti voglio tutto per te stesso! Non voglio la tua faccia, la tua presenza, non voglio la tua immagine, voglio il tuo piacere nello stare con me, semplicemente perché è così che posso provare piacere anch'io. Non ti posso volere con me controvoglia! Che cosa avrei di te? Non voglio promesse né doveri! Voglio essere solo il tuo piacere, il tuo sollievo, calore, carezza, complicità. Vorrei che tu fossi libero di stare bene con me. Ma libero! Non me ne faccio niente di un cavallo in un box, non è quello che voglio: voglio un cavallo libero nella natura, e godere della sua Bellezza quando lo vedo.

Trovo stupido, infantile, falso e autolesionista il desiderare una cosa tutta per sé e per sempre, soprattutto se si tratta di un essere vivente. Tu appartieni solo a te stesso. Io non voglio possederti, non voglio legarti, rinchiuderti, ricattarti. Ti voglio Vero, libero. E se oggi trovi l'amore in me, e se domani trovi l'amore nel sole, nel mare, tra un mese nei tuoi figli, tra un anno in un'altra donna perché nel frattempo io sarò invecchiata, sarà solo la natura che fa il suo corso! È come desiderare che una rosa resti sempre fresca: non esiste! Si può imbalsamare – come nel matrimonio – perché rimanga sempre uguale e perfetta: ma sarà una rosa falsa. La verità, la passione, è vita, e la vita è movimento.

Il fatto che io la veda così – cioè che ti voglio, ma ti voglio libero! - mi pone in una posizione di forza e vitalità che mi rende invincibile e felice in ogni caso, qualunque siano le pieghe che questa cosa prenderà. Perché sono in una posizione di accettazione, sorrido alla vita, voglio solo essere un foglio bianco su cui la vita Vera si scrive e si colora.
Questo è quello che avevo da dirti. Non ti chiedo niente, come comportarti lo vedi tu, se parlarmi, se rispondermi, come porti, che posizione prendere, come reagire è una tua decisione.
Ma per favore a te stesso, non a me, fa che sia tua.

Straniero

mercoledì 8 febbraio 2012




Chi sei
straniero? Da dove
sei entrato? Libro
aperto, spigolo chiuso
è difficile tradurre
questa nostra distanza

Non mi ricordo
che cosa mi hai detto
niente
di te ma
bacio le labbra
del mio riflesso sullo specchio

Chi sei
straniero? Perché
mi capisci così bene?
Fanno bene, loro
a scappare
ché la poesia è crudele







Nevi

giovedì 2 febbraio 2012



Cadiamo rabbrividendo
senza freddo, lenti
lontani da noi

Fiocchi senza colore o consistenza
cadiamo pesanti
a rallentatore sulla coscienza

Questa sete non si placa
sulle labbra ci fa male
il silenzio eppure
bianchi e soli, presi da noi
cadiamo
lenti numeri senza conto

Patina di sonno sul mondo
Paiam danzare ma
cadiamo
senza musica o compagno
paiam lenti ma siamo
senza tempo. Non bianchi:
senza ombra


Presi da noi ma quando
arriviamo, scesi
sulla terra calda e avida ci specchiamo e
non siamo niente

Sonno
del cielo









 
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